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Appunti di lavoro su:
La mente tecnologica

di Sergio Stagnitta

Ogni invenzione o tecnologia è un'estensione o
un'autoamputazione del nostro corpo, che impone
nuovi rapporti o nuovi equilibri tra gli altri organi
e le altre estensioni del corpo.


(Gli strumenti del comunicare, Marshall McLuhan)

1. La tecnologia come proiezione ed estensione del pensare, dell'agire, del sentire
Il lavoro che proponiamo nasce dall'esigenza di riflettere sulla relazione mente-tecnologie mediali, e più in generale sulle relazioni tra processi di comunicazione e processi identitari. La dislocazione spazio-temporale non è una novità nelle strategie comunicative; da sempre l'uomo ha cercato di inventare sistemi di comunicazione in grado di proiettare oltre lo spazio immediatamente circostante e oltre il tempo della co-presenza. Dai segnali di fumo, ai segnali sonori (tamburi, strumenti vari, alfabeto morse), alla invenzione della scrittura, si è cercato sempre una tecnologia in grado di "spostarsi" nello spazio e nel tempo grazie ad amplificazioni e a trasformazioni di segnali. Essenzialmente le varie tecnologie comunicative "trasportano" nello spazio e nel tempo i segnali emessi. Ogni tecnologia va vista in stretta relazione con la creazione di codici, di sistemi simbolici e di un linguaggio.

Tramite la tecnica l'essere umano ha potuto rappresentare e potenziare le capacità del proprio corpo-mente. La tecnologia va intesa, quindi, come l'insieme degli atti tecnici della mente e del corpo. È il sistema totale dei significati attraverso i quali l'uomo interagisce con il proprio ambiente.
La tendenza occidentale è quella di "portare fuori" dal corpo-mente il pensiero, l'azione, il sentire. Spesso tale tendenza costituisce la condizione alienante della tecnologia. Ma è possibile, a partire proprio dalle "proiezioni" tecnologiche, tornare dentro (tecnologie del sé, tecniche del corpo) per guardare la mente e scoprire che si trasforma e si implementa grazie ai supporti esterni, si pensi alla invenzione della scrittura, una tecnologia che ha cambiato la mente (il modo di pensare, di sentire, di agire). Le tecnologie vanno viste in funzione della loro capacità di sviluppare, di arricchire le funzioni mentali-corporee. Possono diventare un modo per coltivare la complessità e le potenzialità della mente e non per settorializzare, dividere e isolare singole abilità. Ampliare le possibilità di conoscere, di agire, di sentire, può essere un modo per portare in campo il senso stesso della vita, vista nelle sue infinite interrelazioni.

La tecnica come prolungamento e potenziamento del corpo-mente. Più analiticamente, abbiamo "tecniche di integrazione" (nel caso si sostituisce l'organo o la funzione mancante), "tecniche di intensificazione" (potenziamento dell'organo o funzione), "tecniche di agevolazione" (alleviano la fatica o fanno risparmiare tempo e/o risorse).

Grazie alla tecnica, si sviluppano ed estendono singole funzioni (cognitive, emotive, corporee) che devono però essere riportate e organizzate dal "sistema uomo" nel suo complesso. Altrimenti cosa o chi tiene insieme queste funzioni, chi le armonizza in un sistema funzionale a più livelli? Il livello biologico, psicologico, relazionale, ambientale, spirituale… Il rischio della tecnologia è quello della ipertrofia di una funzione che porterebbe alla deriva il sistema. Alla alienazione dell'individuo.
Quindi le potenzialità tecnologiche risiedono non nel delegare alla macchina funzioni corporee e mentali… ma nella restituzione da parte di queste protesi di una maggiore consapevolezza, nella costruzione di una identità connettiva, complessa, interrelata che ha la possibilità di scegliere e trattenere quanto è utile alla sua crescita e alla sua integrazione con l'esistente. Paradossalmente proprio grazie alla tecnologia, che da strumento alienante, separativo, settorializzante, diventa strumento connettivo.

Oggi il paradigma della complessità e la visione olistica ci avvicinano a tale concezione nel riconoscimento della fondamentale interdipendenza di tutti i fenomeni. Ci si orienta a un atteggiamento psicologico in grado di riconoscere che i valori sono insiti nella vita della natura così come nella vita individuale, che la separazione Io-Mondo può essere superata alla luce della consapevolezza della co-appartenenza.
Le estensioni tecnologiche ci possono aiutare proprio a elicitare questa struttura a rete, questo pensiero a rete: un modo di pensare, di sentire, di agire "in rete", per connessioni, relazioni; a cogliere tale interconnessione e a promuovere la consapevolezza della coappartenenza tra tutti gli uomini e tra uomo e ambiente. Percezioni, valori e azioni sono interconnessi. Il collegamento dei calcolatori e l'integrazione in rete di uomini e macchine prefigura la nascita di una nuova identità, connettiva, diffusa e fluida in grado di conoscere, di sentire e di fare cose altrimenti impossibili (impensabili). Cit. BION Afferma che alcuni pensieri possono essere pensati soltanto da un gruppo e non da un singolo individuo …
Una identità che presenta due ordini di vantaggi: la connessione rende possibili molte cose a cui l'individuo non avrebbe accesso;

Come ha anche sottolineato più volte G. Bateson, ci sono manifestazioni più ampie della mente di cui la nostra mente individuale è solo un sottosistema; nell'ordine stratificato della natura, la mente degli individui è inserita nella mente più vasta del gruppo, del sistema sociale, del sistema ecologico, partecipando così a una sorta di "mente globale" che è il mondo stesso. La rete (web) è una straordinaria metafora della mente espansa, ognuno di noi è un singolo neurone di una tale mente.

L'immaginazione scientifica si è applicata fin dall'inizio della sua storia a cercare di riprodurre, attraverso l'invenzione tecnologica, la mente umana, le sue funzioni i suoi attributi. Le macchine sono una proiezione e una estensione delle caratteristiche umane: agli inizi è la macchina agente, capace di imitare il fare umano (vedi le bambole meccaniche del '700, i congegni meccanici per compiere lavoro); nel XX sec. è la costruzione di macchine pensanti a impegnare l'immaginario scientifico: è l'era dell'intelligenza artificiale, dei "cervelli elettronici" che imitano i processi cognitivi dell'uomo, il pensiero; negli ultimi decenni è la macchina senziente, capace di imitare il sentire, l'esperienza corporea, sensoriale, emozionale (sistemi di Realtà Virtuale, computer "affettivi", programmi "digital sensation").

Questa introduzione ci sembra particolarmente pertinente per affrontare un discorso sulla possibilità di costruire relazioni e modulare processi di identità on-line. A seconda della concezione che abbiamo della persona concepiremo l'identità, la salute e la guarigione secondo diversi vertici.
Il punto di partenza di tutta la trattazione poggia su tre assunti:

· La persona è costituita di linguaggi.
· I linguaggi sono indissociabili dalla relazione e dai supporti tecnici
(naturali e non).
· La tecnologia è parte integrante della formazione della persona-in-relazione.

Questa prospettiva si caratterizza evidentemente per una adesione a una concezione che vede la persona come costituentesi essenzialmente attraverso i linguaggi e l'intersoggettività. Il linguaggio non viene inteso come l'espressione di un soggetto che esiste anteriormente e indipendentemente. Non siamo noi che abbiamo il linguaggio, ma è il linguaggio a parlarci. I linguaggi non sono "mezzi", strumenti che veicolano un sentire che è dentro il soggetto. Il sentire, il vissuto, l'emozione è impensabile e inseparabile dal pensare e dall'agire.
Il linguaggio appartiene alla persona e la persona appartiene al linguaggio.


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