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Scritture.interattive
@ identità.connettiva
(2001). Arti Terapie, Anno VII, n. 2.
di Sergio Stagnitta
La
nostra nuova era tecnologica elettrica che estende i nostri sensi e i
nostri nervi in un discorso globale può avere grande influenza
sul futuro del linguaggio. Essa non ha bisogno di parole come il calcolatore
numerico non ha bisogno di cifre. L'elettricità apre la strada
a un'estensione del processo stesso della consapevolezza, su scala mondiale
e senza alcuna verbalizzazione. È possibile che questo stato di
consapevolezza collettiva fosse la condizione dell'uomo preverbale.
(Marshall McLuhan)
Il
computer è una macchina molto spirituale perché permette
di scrivere quasi alla velocità del pensiero.
(Umberto Eco)
Esplosione poliadica
Nello scrivere questo lavoro vorrei prima proporre una delimitazione del
campo di studio che risulti, in ultima analisi, essere un vertice di osservazione
dinamico in cui collocare una ricerca che ha per tema la narrazione e
la costruzione dell'identità ai "tempi di Internet".
Il primo tentativo è quello di cercare di osservare la nuova era
tecnologica da un punto di vista psicologico, inteso non come studio dell'individuo
ma studio delle relazioni tra individui. Vorrei proporre una visione
complessa della interazione telematica utilizzando un saggio scritto da
Francesco Corrao nel 1981 dal titolo "Struttura poliadica e funzione
gamma" nel quale l'autore dà una definizione del concetto
di "pensiero di gruppo". La struttura dalla quale nasce questo
concetto può divenire estremamente importante per definire un certo
tipo di comunicazione-narrazione che avviene attraverso il mezzo telematico.
Corrao afferma che l'unità minima di relazione può essere
considerata una diade: "nel linguaggio psicologico si definisce con
diade: "l'unità qualitativa che classifica la interrelazione
dinamica di una coppia di persone, e cioè un gruppo di due persone."
Nello Studio delle relazioni dinamiche interpersonali, si possono arbitrariamente
selezionare alcuni tipi o classi di relazione, ed in tal caso ogni "pattern"
combinatorio costituirà una diade. Ad esempio: se si sceglie la
relazione definita dal binomio "amore/non amore", le diadi di
una coppia di persone A e B saranno le seguenti:
a) A ama B/ B ama A
b) A non ama B/ B non ama A
c) A ama B/ B non ama A
d) A non ama B / B ama A.
Quando le relazioni sono più di quattro, il numero e la complessità
delle diadi implicate diventa troppo grande, ed è scarsamente rappresentato
mediante il linguaggio comune." (F. Corrao, 1981, p. 35).
L'unico modo per definire un sistema di relazioni altamente sofisticato,
in cui sono presenti infiniti patterns è quella che lui chiama
"struttura poliadica", in logica si dice "poliade"
un enunciato costituito da più di tre termini. Questa dimensione
chiaramente è possibile riscontrarla in qualsiasi relazione, ma
sembra altrettanto opportuna per definire un tipo di "relazione telematica"
nella quale molte persone entrano in contatto contemporaneamente, creando
degli intrecci spesso difficilmente confrontabili con quelli che avvengono
attraverso il contatto diretto. Difficilmente confrontabili nel senso
che producono un "sistema di relazione altro" e quindi specializzato
in funzione del mezzo di utilizzo. Non è dunque una differenza
qualitativa ma un nuovo processo comunicazionale. [nota 1] Sempre
Corrao afferma: "l'osservazione diretta e/o sincronica della struttura
poliadica è resa difficile per i seguenti motivi:
a) si tratta di una struttura "di sfondo" spesso latente o virtuale,
cui si sovrappongono figure più pregnanti (ad esempio diadi, triadi);
b) si tratta di una configurazione ipercomplessa, estremamente variabile,
"inabituale" dal punto di vista percettivo, emotivo e cognitivo,
quindi con caratteri di indefinitezza, incertezza, evanescenza;
c) implica una simultaneità di auto ed etero-osservazione. [
]
La modalità di osservazione adeguata sembra consistere in un assetto
mobile e divergente di tipo asintotico, cioè caratterizzato da
accomodazioni continue, corrispondenti alle variazioni continue "ad
infinitum" della struttura." (F. Corrao, 1981, p. 36).
Corrao aggiunge che la visione di una simile struttura di relazione così
complessa deve contemporaneamente focalizzarsi sul contenuto e sul contenente,
sull'interno e l'esterno e quindi sulla parte e sul tutto.
La narrazione
telematica si inserisce pienamente in questa complessità strutturale.
Anzi ci permette di evidenziare con maggiore chiarezza il tipo di assetto
mentale che un individuo deve predisporre per entrare in contatto con
questo universo o "galassia multimediale". Questa osservazione
introdotta da Corrao si inserisce in un contesto culturale tipico, se
vogliamo, dello sviluppo teorico di tutto il Novecento. "Nel 1905
la teoria della relatività annunciò la dissoluzione dello
spazio uniforme newtoniano come illusione o finzione, indipendentemente
dalla sua utilità. Einstein pronunciò la condanna dello
spazio continuo o "razionale" e aprì la strada a Picasso,
ai fratelli Marx e a "MAD" (rivista di fumetti)." ( M.
McLuhan, 1964, p. 174).
Questo lavoro si occuperà in particolare di osservare le interazioni
telematiche che utilizzano principalmente la scrittura come medium di
comunicazione, fino a determinare quella che possiamo definire: una nuova
modalità comunicativa o "nuova oralità".
La nuova
oralità
Sappiamo dagli studi di Walter J. Ong che la scrittura è una tecnologia
e che come tutte le tecnologie: "non sono semplici aiuti esterni,
ma comportano trasformazioni delle strutture mentali, e in special modo
quando hanno a che vedere con la parola." (W. J. Ong, 1982, p. 124).
Ong ha parlato di società a oralità primaria e di società
ad oralità secondaria. Intendendo con le prime, società
che non hanno mai conosciuto la scrittura e con le seconde, "oralità"
che nascono dopo l'invenzione dell'alfabeto. (Cfr. W. J. Ong, 1982).
Questa distinzione sembra affievolirsi con la nascita dell'era elettronica.
Intanto sottolinea Ong: "questa nuova oralità - elettronica
- ha sorprendenti somiglianze con quella più antica per la sua
mistica partecipatoria, per il senso della comunità, per la concentrazione
sul momento presente e perfino per l'utilizzazione delle formule."
(W. J. Ong, 1982, p. 191). Chiaramente Ong sta parlando di medium quali
il telefono, la televisione o la radio, ma spostando questi concetti un
po' più avanti nel tempo e concentrando l'attenzione principalmente
sull'utilizzo del computer e in particolare delle strutture telematiche,
emerge un dato molto interessante. L'uso della scrittura attraverso il
computer si avvicina molto all'uso della narrazione dei primi testi nati
dopo l'invenzione dell'alfabeto. Testi cioè ancora intrisi di quel
pensiero e di quella struttura sociale basata sull'oralità.
Sappiamo dallo stesso Ong che la differenza fondamentale tra la cultura
orale e quella della scrittura è data dal fatto che mentre la parola
parlata è sempre rivolta ad una persona quella scritta può
essere solipsistica. Lo scrittore immagina un pubblico, ma scrive immerso
in un suo mondo solitario. Inoltre la scrittura permette delle correzioni
a posteriori, cosa molto difficile nel linguaggio parlato, nel senso che
possiamo correggere una nostra espressione ma non possiamo cancellarla
definitivamente. Il testo scritto può mantenere memoria di un racconto
mentre quello orale è legato indissolubilmente al "qui ed
ora". In questo secondo caso possiamo avere solo una rievocazione
o ricordo. Inoltre il testo scritto, soprattutto dopo l'invenzione della
stampa, può essere ripetuto all'infinito, mantiene una sua stabilità
al punto che Platone lo considerava uno strumento nocivo. "L'autore
di un testo - afferma Ong - potrebbe essere sfidato se fosse possibile
raggiungerlo, ma di fatto egli non può essere raggiunto in nessun
libro. Non esistono modi diretti di confutare un testo. Anche dopo una
confutazione totale e distruttrice, esso dirà ancora esattamente
le stesse cose di prima. Questo è uno dei motivi per cui l'espressione
"il libro dice" ha assunto popolarmente lo stesso significato
di "è vero". E questo è anche uno dei motivi per
cui i libri sono stati bruciati più volte nel corso della storia.
Un testo che dichiari che ciò che il mondo intero conosce è
falso, fintantoché esso esiste, ripeterà questa menzogna.
I testi sono intrinsecamente ostinati." (W. J. Ong, 1982, pp.119-120).
La scrittura telematica propone in un certo senso una sintesi tra la
cultura orale e quella scritta, superando in alcuni casi i limiti specifici
delle due forme di narrazione e imponendo un nuovo modello di percezione-conoscenza.
"Alimentando corrispondenze On-line e conferenze elettroniche, insinuandosi
nelle reti, fluido, dinamico, deterritorializzato, immerso nell'ambiente
oceanico del cyberspazio, il testo contemporaneo ricostituisce, anche
se in modo diverso e su scala infinitamente più vasta, la copresenza
del messaggio e del suo contesto vivente caratteristica della comunicazione
orale." (P. Lévy, 1995, p. 29). Sappiamo, cioè, che
attraverso la scrittura telematica noi possiamo comunicare direttamente
al nostro interlocutore o destinatario, esattamente come nell'interazione
orale. Inoltre spesso il testo che io inserisco in rete, ad esempio nelle
chat, è praticamente quasi in diretta (comunicazione sincrona [nota
2]), prima scrivo una stringa di testo e dopo pochi secondi è
visibile a tutti, questo tempo mi permette di correggere un'espressione,
cancellandola definitivamente come nei testi scritti, mantenendo però
l'immediatezza della narrazione orale. L'ultimo punto riguarda la possibilità
di interloquire con l'autore e modificare il testo. Abbiamo visto che
questo non è possibile con un testo scritto. L'unica possibilità
di modificare un testo è quello di eliminare tutte le copie esistenti
e ristampare le correzioni. In rete tutto ciò è estremamente
semplice, bastano pochi passi per sostituire delle frasi o l'intero contenuto
di un testo (almeno l'originale presente On-line). A tal punto che molti
si sono chiesti se risulti eticamente corretto sostituire delle espressioni
a dei lavori ormai pubblicati in rete (forse è l'ultima resistenza
del testo classico).
Tutto ciò chiaramente non vuol dire che il testo telematico sostituirà
quello classico, ma si tratta di una nuova tecnologia con nuove regole
e magari nuovi e differenti limiti.
Brainframes
telematico
Derrick de Kerckhove, allievo di McLuhan, propone un modello per descrivere
i cambiamenti dei processi mentali a seguito dell'instaurarsi di una nuova
tecnologia. Per far questo utilizza quello che lui definisce: brainframes:
"l'idea sottesa a questa nozione è che le tecnologie di elaborazione
di informazione "incornicino" il nostro cervello in una struttura
e che ciascuna di esse lo sfidi a fornire un modello diverso, ma egualmente
efficace, di interpretazione. [
] Un brainframes è qualcosa
di diverso da un atteggiamento o da una mentalità, pur essendo
tutto questo e molto di più. Pur strutturando e filtrando la nostra
visione del mondo, esso non è esattamente un paio d'occhiali di
tipo particolare - dato che il brainframes non è localizzato nella
struttura superficiale della coscienza, ma nella sua struttura profonda."
(D. de Kerckhove, 1991, pp. 10-11).
Questo significa che il brainframes creato dalla cultura alfabetizzata
ha prodotto dei cambiamenti fondamentali nel modo in cui noi percepiamo
la realtà, così come il brainframes televisivo: "lo
schermo video spara fotoni nel cervello degli spettatori fin dalla più
tenera età, e ci sono prove tali da suggerire che ciò influenzi
il modo in cui usiamo i nostri occhi." (D. de Kerckhove, 1991, pp.
11).
A seguito delle indicazioni proposte precedentemente, rispetto alle differenze
e similitudini tra testo telematico, oralità e scrittura, possiamo
immaginare la strutturazione di un brainframes alfabetico. de Kerckhove
parte dall'ipotesi che l'emisfero destro è deputato all'elaborazione
di stimoli e informazioni indipendenti dal tempo, quello sinistro tratta
ed elabora informazioni "cronologicamente ordinate". Da questo
de Kerckhove cerca di collegare i tipi di scrittura, in particolare la
direzione delle ortografie, con la specializzazione emisferica del cervello.
In effetti tutte le grafie che rappresentano suoni si sviluppano orizzontalmente,
quelle che rappresentano immagini vengono scritte verticalmente. Nel primo
caso tutte le grafie che non contengono vocali sono scritte da destra
verso sinistra, quelle che contengono vocali da sinistra verso destra.
"La mia teoria - afferma de Kerckhove - si può riassumere
in tre ipotesi fondamentali:
1. è la struttura intrinseca delle ortografie ad esercitare una
pressione sulla direzione della scrittura. Sistemi grafici come quelli
greco e latino o etiope, che in un primo tempo si ispiravano a sistemi
consonantici da destra verso sinistra, alla fine hanno cambiato direzione
dell'ortografia, ma solo dopo che al modello originario furono aggiunte
le vocali;
2. la scelta della direzione dipende dal fatto se il compito più
urgente della lettura si basa sulla combinazione di segni in base al contesto
(da destra verso sinistra) o sull'allineamento dei segni in una sequenza
(da sinistra verso destra). Questo perché il cervello umano tipo
riconosce più rapidamente le configurazioni nel campo visivo sinistro,
mentre individua più rapidamente le sequenze nel campo visivo destro;
[
]
3. esiste un effetto feedback sul tipo di elaborazione richiesta dal cervello
per leggere e scrivere una data ortografia che rispecchia la scrittura.
[
] Il fatto che il nostro alfabeto abbia mutato direzione dopo l'introduzione
delle vocali suffraga la mia ipotesi: la struttura di questo sistema ortografico
ha esercitato una pressione sul nostro cervello in modo da esaltare le
capacità di elaborazione sequenziale e "cronologica".
(D. de Kerckhove, 1991, p. 38).
Identità
telematiche: esperienze On-line e Off-line
Il salto proposto nella comunicazione telematica e in particolare nella
scrittura riguarda essenzialmente la nascita dell'ipertesto con la sua
scrittura non sequenziale. Afferma Lévy: "la struttura dell'ipertesto
non dà conto soltanto della comunicazione. Anche i processi sociotecnici
hanno una forma ipertestuale, così come altri fenomeni. L'ipertesto
è forse una metafora che vale per tutte le sfere della realtà
in cui sono in gioco dei significati." (P. Lévy, 1990, p.
31). Lo stesso autore propone, per descrivere l'ipertesto, sei principi
astratti:
1. Principio di metamorfosi. Cioè la rete ipertestuale è
in continua trasformazione.
2. Principio di eterogeneità. Cioè la rete ipertestuale
è eterogenea sia in termini di utilizzo di strumenti come il testo,
le immagini, la musica ecc., sia in termini di attori coinvolti.
3. Principio di molteplicità e di incastro delle scale.
"L'ipertesto si organizza secondo un modello frattale".
4. Principio di esteriorità. "La sua crescita, la sua
diminuzione, la sua composizione e ricomposizione permanente dipendono
da un esterno indeterminato: aggiunta di nuovi elementi, collegamento
con altre reti, eccitazione di elementi terminali (ricevitori).
5. Principio di topologia. L'ipertesto funziona secondo il principio
di prossimità. È l'ipertesto medesimo che crea l'intera
rete. "La rete non sta nello spazio, è lo spazio".
6. Principio di mobilità dei centri. "La rete non ha
centro, o meglio, ha sempre diversi centri che sono come altrettanti punti
luminosi continuamente in movimento". (P. Lévy, 1990, pp.
31-32).
Se noi utilizziamo
questi elementi prendendo come punto di riferimento Internet possiamo
provare a fare qualche riflessione specifica in particolare sulla modificazione
che questi strumenti creano nei nostri vissuti personali e soprattutto
relazionali. Le modifiche riguardano più in particolare la nostra
identità personale e quella che chiameremo con in termine: "identità
connettiva".
Possiamo provare a rintracciare alcuni processi specifici della nuova
"cultura telematica":
1. Anonimato
2. Punti di vista (spazio-temporali)
3. Neo-oralità
4. Interattività
5. Connettività
6. Clonazione
Consideriamo
come esempio uno degli strumenti più utilizzati nella rete: i MUD
(Multi User Dungeon). Sono giochi di ruolo nei quali ogni partecipante
si costruisce una nuova identità e interagisce in vere e proprie
comunità telematiche. Intanto diciamo che i MUD utilizzano una
comunicazione "sincrona". Seconda caratteristica, altrettanto
importante, i MUD utilizzano esclusivamente una comunicazione di "solo
testo". Nonostante l'avanzare della tecnologia, i giochi di ruolo
su Internet tendono a mantenere una dimensione immaginativa, non saturata
da immagini preconfezionate o da suoni standard.
Il terzo aspetto riguarda invece la dimensione parallela di vita telematica:
il nostro personaggio una volta entrato nella comunità o "in
città" non ne esce nemmeno dopo che ci siamo disconnessi.
Infatti, anche quando fisicamente usciamo dal gioco il personaggio continua
a vivere e compare agli altri semplicemente come persona che dorme, coricato
nella stanza che abbiamo visitato prima di disconnetterci. Questo significa
che viene riprodotta una realtà virtuale parallela.
Utilizzando questo contesto, cercherò di analizzare i 6 punti proposti:
Anonimato. Al momento della registrazione, per accedere
al gioco, diamo un Nickname che ci permette di non essere riconosciuti
da nessuno. Nelle prime fasi del gioco ci costruiamo una identità
dando al nostro personaggio caratteristiche fisiche e psichiche. La scelta
del Nickname o, spesso, User Name è tipica di tutta la rete Internet.
Noi, volendo, possiamo gestire tutte le nostre relazione in totale anonimato.
Questo naturalmente modifica il nostro modo di relazionarci e di comunicare
con gli altri.
Punti di vista. "La disponibilità di molteplici
punti di vista colloca un oggetto in un contesto e perciò ne anima
il significato. Questo, naturalmente, era il principio del cubismo."
(D. de Kerckhove, 1991, p. 103). Questo aspetto è particolarmente
importante. Riguarda proprio l'architettura del cyberspazio. In rete cade
l'ottica del punto di vista fisso. Nella rete possiamo spostarci deliberatamente
in luoghi che geograficamente sarebbero estremamente lontani. Nei MUD,
ad esempio, possiamo utilizzare uno strumento (noto per la sua forza evocativa)
e cioè il "teletrasporto" che ci permette movimenti attualmente
impossibili nella dimensione Off-line. Ma questo da solo non basta: ci
siamo mai chiesti quale punto di vista utilizziamo quando incontriamo
una persona o più persone in rete (On-line). Da quale punto di
vista guardiamo questa o queste persone?
Un ultimo aspetto è quello della possibilità di uscire da
qualsiasi luogo virtuale in un modo che si avvicini molto all'idea di
"svanire nel nulla". Quante volte abbiamo desiderato di "scomparire"
(letteralmente) durante una conversazione ad esempio imbarazzante, strana,
o magari che ci fa paura. Ecco, uno degli elementi più importanti
nello studio di Internet è proprio la possibilità di uscire
immediatamente da una conversazione o da una situazione senza lasciare
traccia alcuna di sé.
Neo-oralita. Abbiamo visto precedentemente la differenza,
proposta da Ong, tra la cultura orale e quella scritta. Più avanti
nel testo (paragrafo "scrittura connettiva e comunicazione telematica")
vedremo alcuni esempi di linguaggio telematico. Quello che posso aggiungere
è che lo strumento Internet prevede un tipo di comunicazione estremamente
veloce. Abbiamo quindi la necessità di comprimere al massimo le
nostre frasi (immaginate di dover raccontare un sogno o una esperienza
particolare attraverso un "sms" sul cellulare, 160 caratteri,
spazi compresi, per dire tutto). Naturalmente questo, in generale, è
il linguaggio utilizzato nei MUD.
Interattività. "Un ipertesto è una matrice
di testi potenziali, di cui solo alcuni si realizzeranno per effetto dell'interazione
con un utente." (P. Lévy, 1995, p. 30). In effetti è
difficile produrre una vera interazione [nota 3] perché
essa comunque sarà sempre circoscritta in delle architetture predefinite,
possiamo fare soltanto quello che l'autore, ad esempio dell'ipertesto,
ha previsto. Ma se l'interazione riguarda l'intera rete le cose cambiano
notevolmente. Una struttura gestita da milioni di persone propone qualcosa
di molto simile a eventi poco pre-organizzati e soprattutto apre la possibilità
di esperienze veramente originali.
Connettività. "Il segreto è che la rete
riesce a far convivere sul piano psicologico due cose generalmente inconciliabili
come l'individuo e la massa. Su Internet c'è tanta folla, eppure
il singolo non si sente né fagocitato né respinto; partecipa
della massa senza temere la forza del numero, e la massa partecipa di
lui senza soffocarlo. Questo è appunto ciò che io chiamo
connettività! E qui si capisce bene la differenza che passa tra
connettività elettronica e collettività o comunità
in senso sociale o politico. Queste si sono sempre basate sull'inclusione
di alcuni e sull'esclusione di altri, mentre la connettività non
respinge nessuno. Quando Romolo intimò a Remo di non oltrepassare
quel solco, non determinò forse un'esclusione? Intendiamoci, non
è che ogni comunità in senso sociale o politico si formi
regolarmente contro qualcuno; però è normale pensare che
chi non vi appartiene ne sia escluso. La comunità si definisce
per l'esclusione. O almeno, non possiamo evitare l'esclusione. (D. de
Kerckhove, 1999). Senza enfatizzare troppo esperienze spesso limitanti
(sappiamo ad esempio, che la rete unisce ma è molto presente anche
il sentimento di estraneità), possiamo però ritenere a ragione,
seguendo de Kerckhove, che è sicuramente superato il principio
di fine '800 di massa amorfa e priva di intelligenza.
Clonazione. Vorrei utilizzare questo termine in virtù
delle nuove scoperte sulla clonazione. Quello che voglio mettere in risalto
è la possibilità in rete di essere contemporaneamente presenti
in più luoghi e con differenti identità (anche se l'origine
comune di tutti questi personaggi, parte sempre da un unico corpo fisico).
Possiamo con un Nickname essere all'interno di un gioco di ruolo, con
un altro nome scrivere o ricevere una e-mail da un amico, contemporaneamente
chattare in un sito americano e in tutto questo magari leggere un articolo
scientifico di una rivista telematica.
Tutti questi
processi, tenendo conto di ciò che abbiamo descritto prima con
de Kerckhove sul brainframes, inevitabilmente producono dei fenomeni di
trasformazione sul nostro sistema cerebrale e quindi sull'intera nostra
personalità-identità. Possiamo parlare quindi di una identità
connettiva, favorita da questi processi sicuramente destabilizzanti da
un punto di vista "ordinario".
Autobiografia
ipertestuale
Nella rete Internet è possibile trovare migliaia di siti personali.
Si tratta principalmente di siti di singoli individui costruiti con lo
scopo di divulgare le proprie competenze professionali o semplicemente
per condividere esperienze o hobbies. Ci sono anche tantissimi siti di
adolescenti, appassionati dei più disparati argomenti, che decidono
di pubblicare (On-line) le proprie esperienze. Molti di questi spazi Web
personali, soprattutto quelli degli adolescenti, hanno anche una chat
interna per raccogliere amici intorno a specifici argomenti. Vorrei proporre
di osservare questo tipo di siti come racconti autobiografici, come nuovi
modi di raccontarsi, che possiamo definire con il termine di: "autobiografia
ipertestuale" (cfr. R. Venturini, in questo numero). Probabilmente,
come affermava Lévy, queste strutture ipertestuali sono isomorfe
alle strutture socio-tecniche, ma ci permettono di riconoscere livelli
di coscienza spesso estremamente profondi e condivisi o condivisibili.
Pochissime persone, tranne grandi personaggi, scrivono, nel corso della
propria vita, un racconto autobiografico, molti lo ritengono un genere
letterario motivato soltanto da grandi imprese o da una vita estremamente
stimolante. Attraverso le nuove tecnologie e grazie all'introduzione della
multimedialità ipertestuale, è diventato estremamente semplice
pubblicare in rete. Tutto questo oggi è facilitato anche dal fatto
che lo spazio Web è possibile ottenerlo gratuitamente insieme a
tantissime applicazioni che Internet distribuisce "generosamente"
o meno. Molta gente può quindi rendersi visibile, comunicare le
proprie esperienze o sentimenti, pubblicare foto personali e di persone
care che ha conosciuto durante la vita, può inserire suoni, raccontare
sogni e così via. L'autobiografia ricostruisce la nostra storia
consegnandoci il potere di una comprensione personale attraverso il racconto
e la diffusione della nostra stessa vita.
Scrittura
connettiva e comunicazione telematica
Una modalità di narrazione che si sta sviluppando in rete e che
si differenzia realmente da altri medium di comunicazione è la
"scrittura connettiva". Si tratta della costruzione di testi
collettivi, (costruzione attraverso la relazione), ciascun partecipante
può utilizzare il testo o la frase di un altro per ampliarlo, tagliarlo,
collegarlo ad altri testi scritti da lui o presi su Internet. È
possibile creare link (collegamenti) con qualsiasi pagina della rete.
Tutto rigorosamente On-line. Carlo Infante [nota 4] afferma: "Scrivere
nel Web offre delle opportunità in più di quelle che trovi
con gli altri, soliti, modi. Puoi linkarti (connetterti) con quella parte
di testo su cui vuoi prendere posizione. Vuoi sviluppare un approfondimento
sul repertorio o sull'autore che t'interessa: puoi trovare nel Web, attraverso
i tanti motori di ricerca, ulteriori risorse informative. [
]
Oggi con Internet iniziano a profilarsi molte opportunità in grado
di espandere la teoria e la pratica di una scrittura in cui si fondono
i due livelli: quello di espressione e quello di comunicazione. Scrivendo
nel Web si edita all'impronta, si è in circolo, leggibili da chiunque
e dovunque. Non male. Ci sono delle peculiarità in più da
rilevare: riguardano le condizioni originali della scrittura in ambito
telematico: l'immediatezza, l'ipertestualità e la connettività.
L'immediatezza è data dal fatto che quando si scrive On-line si
è proiettati nel gioco della comunicazione, non c'è spazio,
non c'è tempo per l'autoreferenzialità. È una condizione
meno mediata mentalmente, questa della scrittura nel Web perché
coincide con un "pensare in linea" che ti porta, ti mette in
gioco. [
]
L'ipertestualità è il processo informatico che ha realizzato,
al di fuori della nostra mente, le funzioni mentali più naturali:
quelle associative. [
].
La connettività, l'attitudine propria del libero scambio di comunicazione
telematica e della partecipazione collaborativa o human networking, può
infatti aprire ad un nuovo approccio con l'espressione creativa."
(Carlo Infante: http://www.teatron.org). [nota 5]
Siamo testimoni
quindi della nascita di una nuova scrittura che si svilupperà anche
attraverso la costruzione di una nuova sintassi. [nota 6]
Esistono in rete molti termini tipici di una nuova cultura (nati in particolare
dalle comunità Web), come l'utilizzo di espressioni definite "emoticon"
cioè simboli convenzionali (testuali) che correlano un'emozione
ad un'espressione particolare. (Alcuni tra i più importanti "emoticons"
o "smileys" sono presentati nell'immagine).
Ad esempio per interpretare questa faccia :-) e tutti gli altri
smileys bisogna ruotare di 90 gradi a sinistra il capo. Appariranno così:
Gli occhi :
Il naso -
La bocca sorridente )
Non esiste un vero dizionario standard per gli smileys ma è possibile
trovare in rete elenchi estremamente fantasiosi.
Questi strumenti convenzionali apparentemente non hanno nessun significato
se non come semplice gioco, ma in effetti sono fondamentali in un certo
tipo di comunità Web e credo trasformeranno notevolmente il nostro
linguaggio telematico: "Basti un esempio:
1. frase senza emoticons: "Ho visitato il tuo sito e non mi è
piaciuto per nulla;"
2. frase con emoticons - "Ho visitato il tuo sito e non mi è
piaciuto per nulla ;-)."
Soltanto nel secondo caso l'interlocutore capirà che si tratta
di uno scherzo e che, in realtà, il sito è stato apprezzato.
Ecco perché le emoticons rappresentano un cardine della comunicazione
telematica." [nota 7]
Da una parte queste espressioni sostituiscono delle emozioni che non possono
essere comunicate con il corpo, il viso in particolare, dall'altra stanno
creando uno stile ormai consolidato in rete, cioè ridurre al minimo
le parole da utilizzare, adeguandosi, in un certo senso, alla velocità
degli strumenti telematici.
Un ulteriore esempio sono invece l'uso degli "acronimi" in sostituzione
di intere frasi che vengono chiamati anche: TLA (Three Letter
Acronym). Le TLA vanno scritte sempre in "maiuscolo"
e senza punti di "separazione". Questi acronimi utilizzano principalmente
la lingua inglese; ad esempio in sostituzione dell'espressione "prima"
("before" in inglese) viene utilizzata l'espressione "B4",
oppure invece dell'espressione "un minuto solamente" si utilizza
l'espressione JAM (Just A Minute). Alcuni
acronimi sono totalmente fuori contesto e non intuitivamente riconoscibili
se non all'interno di una "comunità Web", ad esempio
l'acronimo GA (in inglese Go Ahead e letteralmente
"va avanti") viene utilizzato nei "talk" (dialoghi)
quando due persone cercano di scrivere contemporaneamente. Usando questo
acronimo si cede il diritto di andare avanti all'altro. Infine possiamo
trovare gli acronimi che si riferiscono ad assonanze foniche ad esempio:
l'acronimo CUL (See You Later) che significa
"ci vediamo dopo" viene costruito basandosi sul presupposto
che la lettera C in inglese si pronuncia allo stesso modo della parola
"See" e che la lettera U si pronuncia come la parola "You".
Questo tipo di comunicazione tende a creare un messaggio più immediato,
possiamo dire più vicino alla narrazione orale, ecco perché
questo lavoro parte dall'assunto fondamentale che Internet sta producendo
un nuovo linguaggio che abbiamo definito come "nuova oralità".
Incontri
digitali
Vorrei concludere questo scritto con una riflessione più di carattere
psicologico-clinica. In psicologia tutti i rapporti terapeutici si basano
sulla relazione, che significa principalmente incontro tra il racconto-narrazione
che porta il paziente e quello dell'analista. Un bellissimo esempio di
questo lo troviamo nel libro del semiotico russo Jurij M. Lotman "La
Semiosfera" in cui afferma "Perché il dialogo sia possibile
è necessaria anche un'altra proprietà. Il testo trasmesso
e quello ricevuto in sua risposta devono formare da un terzo punto di
vista un unico testo. [
] La coscienza non è possibile senza
comunicazione. In questo senso si può dire che il dialogo precede
il linguaggio e lo genera." (J. M. Lotman, 1985, p. 68).
Abbiamo quindi una narrazione che diventa "costruzione narrativa"
nel momento in cui incontra l'altro con il quale è possibile creare
uno spazio per la formazione di un nuovo testo. Internet facilità
questa modalità di comunicazione, anzi, in un certo senso, la determina
prepotentemente.
In quest'ottica
stanno nascendo, ancora in fase progettuale in Italia, ma già sviluppati
in America, progetti di "Terapie o Counseling On-line". Non
esiste chiaramente una teoria di riferimento che possa inquadrare il problema
da molti punti di vista. È chiaro però che l'errore più
grande sarebbe quello di applicare le teorie psicologiche basate sulla
relazione diretta (Off-line) con quelle On-line. È necessario sperimentare
nuove applicazioni tenendo conto dello strumento e dello spazio "altro"
che abbiamo a disposizione. Intanto è necessario differenziare
il tipo di utenza, il linguaggio utilizzato e soprattutto il tipo di relazione
(un esempio potrebbe essere il concetto di transfert della teoria psicoanalitica)
che si può instaurare. È necessario, inoltre, rivisitare
tutte le teorie sul "setting".
Vi sono attualmente in rete molte esperienze di relazioni, soprattutto
gruppali, come ad esempio i "forum", i "newsgroup",
le "mailing list", le "chat line", o ancora meglio,
come abbiamo visto in precedenza, i "giochi di ruolo" (MUD),
che permettono ai partecipanti di scambiarsi esperienze, idee, fantasie
o desideri, ma soprattutto di giocare con estensioni del proprio corpo.
Molte di queste esperienze sono mediate da esperti, altre completamente
libere. Tutti questi esempi sembrano essere i precursori di una nuova
forma di comunicazione e di emulazione dell'esperienza, sia in rapporto
duale che di gruppo.
"In
contrasto con le rappresentazioni monistiche dello spazio fisico e virtuale
che la scienza e la legge continuano a favorire, noi contrapponiamo le
modalità del tecnosociale, della reinvenzione e dell'incontro in
uno spazio tecnologico concepito esso stesso come ambiente fisico e sociale,
come una sorta di natura." (A. R. Stone, 1995, p. 56).
BIBLIOGRAFIA
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Orme. Volume secondo, Teresa Corrao (a cura di). Raffaello Cortina Editore,
Milano, 1998.
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In Orme. Volume secondo, Teresa Corrao (a cura di). Raffaello Cortina
Editore, Milano, 1998.
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e narrazioni, M. Ammanniti & D.N. Stern (a cura di). Laterza, Roma/Bari,
1991.
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Baskerville, Bologna, 1993.
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LÉVY Pierre (1995). Il virtuale. Raffaello Cortina Editore, Milano,
1997.
LOTMAN Jurij M. (1985). La Semiosfera. L'asimmetria e il dialogo nelle
strutture pensanti. Marsilio, Venezia.
ONG Walter J. (1982). Oralità e scrittura. Le tecnologie della
parola. Il Mulino, Bologna, 1986.
STONE Allucquère Rosanne (1995). Desiderio e tecnologia. Il problema
dell'identità nell'era di internet. Feltrinelli, Milano, 1997.
NOTE
[nota
1] "Tutti
i media sono metafore attive in quanto hanno il potere di tradurre l'esperienza
in forme nuove." (M. McLuhan, 1964).
[nota 2]
Una precisazione,
in Internet: "nel caso in cui l'interazione sia immediata, cioè
il messaggio digitato sia immediatamente visibile sullo schermo del computer
dell'interlocutore, si parla di comunicazione "sincrona", altrimenti
di comunicazione "asincrona" (Computer Mediated Communication
di Susan Herring, 1996).
[nota 3] Serve infatti quella che Kierkegaard ha chiamato la "reduplicazione":
non solo "padronanza del mezzo comunicativo", per cui si pensa
di "dominare il mezzo che domina la comunicazione", ma piuttosto
far "avvenire una situazione", far accadere un evento, trasformare
l'esistenza. (Fulvio Cesare Manara).
[nota 4] Carlo
Infante è giornalista, critico teatrale, produttore e studioso
di nuovi media.
[nota 5] Carlo Infante (2000). Cfr. anche: http://www.trovarsinrete.org
[nota 6] Un esempio è l'uso della lingua inglese presente
in rete, che si sta continuamente differenziando da quella originale,
per l'aggiunta e la trasformazione di termini nuovi. "Con il termine
"lingua inglese" si fa generalmente riferimento alla lingua
standard. L'utilizzo dei calcolatori ha portato all'introduzione di una
nuova varietà d'inglese denominata Computer Mediated Communication."
[nota 7] La citazione e l'immagine sulle "emoticons"
si trova all'indirizzo: http://digilander.iol.it/elisae/ Italiano/dipartimento_di_lingue.htm
Sergio
Stagnitta
Psicologo-Psicoterapeuta.
e-mail: sergiostagnitta@yahoo.it
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