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  CONSULENZA PSICOLOGICA GRATUITA (presso lo studio di Corso Trieste 59a - ROMA).
Servizio di orientamento alla psicoterapia e ai gruppi terapeutici e di formazione
.
Lo studio di psicologia clinica e psicoterapia offre la possibilità di richiedere un primo colloquio con il dott. Sergio Stagnitta, psicologo-psicoterapeuta, l'obiettivo è quello di orientare un'eventuale domanda di aiuto relativa ad
un disagio personale e/o familiare oppure, più semplicemente, per ricevere informazioni generali sulla psicoterapia.
Le persone che ne faranno richiesta avranno a disposizione un colloquio di 50 minuti gratuito.
Per fissare un appuntamento è possibile telefonare al numero: 347.5904275 oppure scrivere all'indirizzo: sergio.stagnitta@libero.it
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(in ordine alfabetico)

Heinrich Boll, Foto di gruppo con signora
La protagonista femminile dell'azione, nella prima parte, è una donna di 48 anni, germanica: alta m. 1,71, pesa kg. 68,8 (in abito da casa), perciò ha solo 300-400 grammi meno del peso ideale.

Heinrich Boll, Opinioni di un clown
Era già buio quando arrivai a Bonn. Feci uno sforzo per non dare al mio arrivo quel ritmo di automaticità che si è venuto a creare in cinque anni di continuo viaggiare: scendere le scale della stazione, risalire altre scale, deporre la borsa da viaggio, levare il biglietto dalla tasca del soprabito, consegnare il biglietto, dirigersi verso l'edicola dei giornali, comperare le edizioni della sera, uscire, far cenno a un tassì. Per cinque anni quasi ogni giorno sono partito da qualche luogo e sono arrivato in qualche luogo, la mattina ho disceso e salito le scale di stazioni, il pomeriggio ho disceso e risalito scale di stazioni, ho chiamato un tassì, ho cercato la moneta nella tasca della giacca per pagare la corsa, ho comperato giornali della sere alle edicole e, in un angolo riposto del mio io, ho gustato la scioltezza perfettamente studiata di questo automatismo.

Italo Calvino, Il barone rampante
Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l'ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d'Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco. Era mezzogiorno, e la nostra famiglia per vecchia tradizione sedeva a tavola a quell'ora, nonostante fosse già invalsa tra i nobili la moda, venuta dalla poco mattiniera Corte di Francia, d'andare a desinare a metà del pomeriggio. Tirava vento dal mare, ricordo, e si muovevano le foglie. Cosimo disse: - Ho detto che non voglio e non voglio! - e respinse il piatto di lumache. Mai s'era vista disubbidienza più grave.

Italo Calvino, Il castello dei destini incrociati
In mezzo a un fitto bosco, un castello dava rifugio a quanti la notte aveva sorpreso in viaggio: cavalieri e dame, cortei reali e semplici viandanti. Passai per un ponte levatoio sconnesso, smontai di sella in una corte buia, stallieri silenziosi presero in consegna il mio cavallo. Ero senza fiato; le gambe mi reggevano appena: da quando ero entrato nel bosco tali erano state le prove che mi erano occorse, gli incontri, le apparizioni, i duelli, che non riuscivo a ridare un ordine né ai movimenti né ai pensieri.

Italo Calvino, Il cavaliere inesistente
Sotto le rosse mura di Parigi era schierato l'esercito di Francia. Carlomagno doveva passare in rivista i paladini. Già da più di tre ore erano lì; faceva caldo; era un pomeriggio di prima estate, un po' coperto, nuvoloso; nelle armature si bolliva come in pentole tenute a fuoco lento.

Italo Calvino, La giornata d'uno scrutatore
Amerigo Ormea uscì di casa alle cinque e mezzo del mattino.
La giornata si annunciava piovosa. Per raggiungere il seggio elettorale dov'era scrutatore, Amerigo seguiva un percorso di vie strette e arcuate, ricoperte ancora di vecchi selciati, lungo muri di case povere, certo fittamente abitate ma prive, in quell'alba domenicale, di qualsiasi segno di vita.

Italo Calvino, Le cosmicomiche
"Lo so bene!" esclamò il vecchio Qfwfq "voi non ve ne potete ricordare ma io sì. L'avevamo sempre addosso, la Luna, smisurata: quand'era il plenilunio - notti chiare come di giorno, ma d'una luce color burro, pareva che ci schiacciasse ...

Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore
Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino.
Rilassati. Raccogliti.
Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c'è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: "No, non voglio vedere la televisione!" Alza la voce, se no non ti sentono: "Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!" Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: "Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!" O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.

Italo Calvino, Marcovaldo
Il vento, venendo in città da lontano, le porta doni inconsueti, di cui s'accorgono solo poche anime sensibili, come i raffreddati da fieno che starnutano per pollini di fiori d'altre terre.
Un giorno, sulla striscia d'aiola d'un corso cittadino, capitò chissà donde una ventata di spore, e ci germinarono dei funghi. Nessuno se ne accorse tranne il manovale Marcovaldo che prendeva proprio lì ogni mattina il tram. Aveva questo Marcovaldo un occhio poco adatto alla vita di città: cartelli, semafori, vetrine, insegne luminose, manifesti, per studiati che fossero a colpire l'attenzione, mai fermavano il suo sguardo che pareva scorrere sulle sabbie del deserto.

Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno
Per arrivare fino in fondo al vicolo, i raggi del sole devono scendere diritti rasente le pareti fredde, tenute discoste a forza d'arcate che traversano la striscia di cielo azzurro carico.
Scendono diritti, i raggi del sole, giù per le finestre messe qua e là in disordine sui muri, e cespi di basilico e di origano piantati dentro pentole ai davanzali, e sottovesti stese appese a corde; fin giù al selciato, fatto a gradini e a ciottoli, con una cunetta in mezzo per l'orina dei muli.

Italo Calvino, Il visconte dimezzato
C'era una guerra contro i turchi. Il visconte Medardo di Terralba, mio zio, cavalcava per la pianura di Boemia diretto all'accampamento dei cristiani. Lo seguiva uno scudiero a nome Curzio.
Le cicogne volavano basse, in bianchi stormi, traversando l'aria opaca e ferma.
- Perché tante cicogne? - chiese Medardo a Curzio, - dove volano?
Mio zio era nuovo arrivato, essendosi arruolato appena allora, per compiacere certi duchi nostri vicini impegnati in quella guerra. S'era munito d'un cavallo e d'uno scudiero all'ultimo castello in mano cristiana, e andava a presentarsi al quartiere imperiale.
- Volano ai campi di battaglia, - disse lo scudiero, tetro, - Ci accompagneranno per tutta la strada.

Albert Camus, Lo straniero
Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall'ospizio: "Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti." Questo non dice nulla: è stato forse ieri.
L'ospizio dei vecchi è a Marengo, a ottanta chilometri da Algeri. Prenderò l'autobus delle due e arriverò ancora nel pomeriggio. Così potrò vegliarla e essere di ritorno domani sera. Ho chiesto due giorni di libertà al principale e con una scusa simile non poteva dirmi di no. Ma non aveva l'aria contenta. Gli ho persino detto: "Non è colpa mia." Lui non mi ha risposto. Allora ho pensato che non avrei dovuto dirglielo.

Albert Camus, La caduta
Potrei, egregio signore, senza rischiare d'importunarla, offrirle i miei servizi? Temo che lei non sappia farsi intendere dall'esimio gorilla che presiede ai destini di questo locale. In effetti, egli parla soltanto olandese. Se non mi autorizza a patrocinare la sua causa, non indovinerà che lei desidera del ginepro. Ecco, oso sperare che m'abbia capito; quella scrollata di capo deve significare che si arrende alle mie ragioni. Infatti si muove, si affretta con saggia lentezza. Lei è fortunato, non brontola. Quando si rifiuta di servire, gli basta un brontolio: nessuno insiste.

Albert Camus, La peste
I singolari avvenimenti che dànno materia a questa cronaca si sono verificati nel 194... a Orano; per opinione generale, non vi erano al loro posto, uscendo un po' dall'ordinario: a prima vista, infatti, Orano è una città delle solite, null'altro che una prefettura francese della costa algerina.

Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie
Alice cominciava ad essere stanca di sedere accanto alla sorella sulla panca, e di non aver nulla da fare: una o due volte aveva gettato uno sguardo sul libro che la sorella stava leggendo, ma in esso non si scorgevano né figure né dialoghi: "A cosa serve un libro - si domandò Alice - senza figure né dialoghi?"

Lewis Carroll, Attraverso lo specchio
Una cosa era certa: la gattina bianca non c'entrava per niente; la colpa era tutta della gattina nera. Infatti, la gattina bianca nell'ultimo quarto d'ora si era lasciata lavare il musino dalla vecchia gatta (con una discreta dose di pazienza, tutto sommato); e questo vi dimostra che lei non ci aveva messo mano nel misfatto.

Anton P. Cecov, Dalle memorie di un uomo irascibile
Io sono un uomo serio, e il mio cervello ha un indirizzo filosofico.

Anton P. Cecov, Nelle tenebre
Una mosca di media grandezza s'insinuò nel naso del sostituto procuratore, consigliere di corte Gàghin. L'avesse punta la curiosità o, forse, vi fosse capitata per storditezza, o a causa delle tenebre fatto è che il naso non resse alla presenza di un corpo estraneo e accennò uno starnuto.

Anton P. Cechov, L'oratore
Un bel mattino seppellivano l'assessore di collegio Kirill Ivanovic Vavilonov, morto per due malanni tanto diffusi nella nostra patria: una cattiva moglie e l'alcolismo.

Anton P. Cechov, Il vendicatore
Fedor Fedorovic Sigaiev, poco dopo aver sorpreso la moglie sul luogo del delitto, stava nel negozio d'armaiolo Schmucks & Co. e andava scegliendosi una rivoltella adatta. Il suo viso esprimeva collera, cruccio e una irrevocabile risoluzione.

Anton Cecov, La signora col cagnolino (Racconti)
Si diceva che sul lungomare fosse comparsa una faccia nuova: una signora con un cagnolino. Dmitrij Dmitric Gurov, che era a Jalta da due settmane e ormai si era abituato alla vita del villeggiante, si dimostrò subito incuriosito alla notizia di una faccia nuova. Un giorn, seduto nella veranda dell caffè Vernet, vide passare sul lungomare una giovane donna bionda, di statura media, con un berretto, seguita da un volpino bianco.

Anton Cecov, Il monaco nero (Racconti)
Andrej Vasil'ic Kovrin, professore universitario, aveva lavorato troppo e si sentiva esaurito. Non faceva nulla per curarsi, ma un giorno, per caso, davanti a una bottiglia di vino, ne parlò con un amico medico che gli consigliò di passare la primavera e l'estate in campagna.

Fëdor M. Dostoevskij, I fratelli Karamazoff
Era un bel mattino, chiaro e caldo, verso la fine d'agosto. La riunione della famiglia Karamàzoff in casa dello starets Zossima doveva aver luogo alle undici e mezzo. Come estrema risorsa, s'era ricorso a questa adunanza d'un consiglio di famiglia sotto il patronato del venerabile vegliardo, per risolvere il dissidio sorto tra Fedor Pavlovic Karamàzoff e il suo figlio primogenito Dmitri Fedorovic. La situazione tra il padre e il figlio era estremamente tesa. Dmitri Fedorovic pretendeva l'eredità di sua madre e Fedor Pavlovic sosteneva di aver già dato a suo figlio tutto ciò che gli era dovuto.


Fedor M. Dostoevskij, L'idiota
Verso le nove di mattina, alla fine di novembre, con un tempo di sgelo, il treno della linea Pietroburgo - Varsavia filava a tutto vapore verso Pietroburgo.

Fëdor M. Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo
Sono un uomo malato... Sono un uomo cattivo. Un uomo sgradevole. Credo di avere mal di fegato. Del resto, non capisco un accidente del mio male e probabilmente non so di cosa soffro. Non mi curo e non mi sono mai curato, anche se rispetto la medicina e i dottori. Oltretutto sono anche estremamente superstizioso; be', almeno abbastanza da rispettare la medicina. (Sono abbastanza colto per non essere superstizioso, ma lo sono.) Nossignori, non voglio curarmi per cattiveria. Ecco, probabilmente voi questo non lo capirete. Be', io invece lo capisco.

Fedor M. Dostoevskij, Il giocatore
Finalmente ero di ritorno dopo un'assenza di due settimane. Già da tre giorni i nostri si trovavano a Roulettenburg. Credevo di essere atteso con chi sa quale ansia, e invece mi sbagliavo. Il generale mi accolse con una disinvoltura eccessiva, mi parlò squadrandomi dall'alto in basso e mi mandò da sua sorella. Era evidente che in qualche luogo erano riusciti a procurarsi del denaro.

Fëdor M. Dostoevskij, Delitto e castigo
In una giornata estremamente calda del principio di luglio, verso sera, un giovane scese in strada dalla stanzuccia che aveva in subaffitto nel vicolo di S, e lentamente, come fosse indeciso, s'avviò verso il ponte di K.

Philip K. Dick, Ubik
Alle tre e trenta della notte del 5 giugno 1992, il miglior telepate del Sistema Solare scomparve dalla mappa situata negli uffici della Runciter Associates a New York City. Ciò diede inizio allo squillo dei videotelefoni.

Umberto Eco, Il nome della rosa
In principio era il Verbo, e il Verbo
era presso Dio, e il Verbo era Dio.

Gustave Flaubert, Madame Bovary
Eravamo allo studio, quando il Rettore entrò, seguito da uno nuovo, vestito ancora dei suoi abiti borghesi, e da un bidello che portava un gran banco. Quelli che dormivano si destarono, e tutti si alzarono in piedi, come sorpresi in mezzo al lavoro.

Natalia Ginzburg, Lessico famigliare
Nella mia casa paterna, quand’ero ragazzina, a tavola, se io o i miei fratelli rovesciavamo il bicchiere sulla tovaglia, o lasciavamo cadere un coltello, la voce di mio padre tuonava: «Non fate malagrazie!»
Se inzuppavamo il pane nella salsa, gridava: « Non leccate i piatti! Non fate sbrodeghezzi! Non fate potacci!»
Sbrodeghezzi e potacci erano, per mio padre, anche i quadri moderni, che non poteva soffrire.

William Golding, Il signore delle Mosche
Il ragazzo dai capelli biondi si calo' giu' per l'ultimo tratto di roccia e comincio' a farsi strada verso la laguna, Benche' si fosse tolto la maglia della scuola, che ora gli penzolava da una mano, la camicia grigia gli stava appiccicata addosso, e i capelli gli erano come incollati alla fronte. Tutt'intorno a li il lungo solco scavato nella giungla era un bagno di vapore.

David Herbert Lawrence, L'amante di lady Chatterley
La nostra è un'epoca fondamentalmente tragica, anche se ci rifiutiamo di considerarla tale.
Il cataclisma c'è stato, siamo tra le rovine, ma ricominciamo a ricostruire piccoli habitat, a riavere nuove piccole speranze. E' un compito non facile; la strada verso il futuro è piena di ostacoli che dobbiamo aggirare, scavalcare.

Franz Kafka, Metamorfosi
Quando Gregor Samsa si svegliò una mattina da sogni inquieti, si trovò trasformato nel suo letto in un immenso insetto.

Franz Kafka, America
Quando il sedicenne Karl Rossmann, mandato in America dai suoi poveri genitori perché una cameriera l'aveva sedotto e aveva avuto un figlio da lui, entrò con la nave a velocità ridotta nel porto di New York, vide la Statua della Libertà, che già stava contemplando da tempo, come immersa in una luce d'un tratto più intensa.

Franz Kafka, Il castello
Era tarda sera quando K. arrivò. Il paese era affondato nella neve. La collina non si vedeva, nebbia e tenebre la nascondevano, e non il più fioco raggio di luce indicava il grande Castello. K. si fermò a lungo sul ponte di legno che conduceva dalla strada maestra al villaggio, e guardò su nel vuoto apparente.

Franz Kafka, Il processo
Qualcuno doveva aver calunniato Joseph K. perché, senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato.

Gabriel Garcia Marquez, L'amore al tempo del colera
Era inevitabile: l'odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati.

Gabriel Garcia Marquez, Cent'anni di solitudine
Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre l'aveva condotto a conoscere il ghiaccio.

Robert Musil, L'uomo senza qualità
Sull'Atlantico un minimo barometrico avanzava in direzione orientale incontro a un massimo incombente sulla Russia, e non mostrava per il momento alcuna tendenza a schivarlo spostandosi verso nord. Le isoterme e le isòtere si comportavano a dovere. La temperatura dell'aria era in rapporto normale con la temperatura media annua, con la temperatura del mese più caldo come con quella del mese più freddo, e con l'oscillazione mensile aperiodica. Il sorgere e il tramontare del sole e della luna, le fasi della luna, di Venere, dell'anello di Saturno e molti altri importanti fenomeni si succedevano conforme alle previsioni degli annuari astronomici. Il vapore acqueo nell'aria aveva la tensione massima, e l'umidità atmosferica era scarsa. Insomma, con una frase che quantunque un po' antiquata riassume benissimo i fatti: era una bella giornata d'agosto dell'anno 1913.

George Orwell, 1984
Era una fresca e limpida giornata d'aprile e gli orologi segnavano l'una.

Georges Perec, La vita istruzioni per l'uso
Sì, tutto potrebbe iniziare così, qui, in questo modo, una maniera un po' pesante e lenta, nel luogo neutro che appartiene a tutti e a nessuno, dove la gente s'incontra quasi senza vedersi, in cui la vita dell'edificio si ripercuote, lontana e regolare.

Johann Wolfgang von Goethe, Le affinità elettive
Edoardo - chiameremo con questo nome un ricco barone nel fiore dell'età virile - aveva trascorso la più bella ora d'un pomeriggio d'aprile nel suo frutteto, per innestare sui tronchi giovani, certe marze che aveva da poco ricevuto.

Daniel Pennac, La fata Carabina
Era inverno a Belleville e c'erano cinque personaggi. Sei, contando la lastra di ghiaccio. Sette, anzi, con il cane che aveva accompagnato il Piccolo dal panettiere. Un cane epilettico, con la lingua che gli penzolava da un lato.

Luigi Pirandello, Uno, nessuno, centomila
"Che fai?" mia moglie mi domandò vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio. "Niente" le risposi "mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino".
Mia moglie sorrise e disse: "Credevo ti guardassi da che parte ti pende".

Edgar Allan Poe, Gli assassinii della rue Morgue
Le facoltà mentali che sono chiamate analitiche sono, di per sé, poco suscettibili di analisi; le valutiamo esattamente solo nei loro risultati; tra l'altro, sappiamo che per coloro che le possiedono sono una fonte di vivissima gioia.

Luigi Pintor, La signora Kirchgessner
Quando venni al mondo, un giorno di settembre, ci fu un contrattempo premonitore. Era stabilito in famiglia che mi chiamassi Piero, in onore di uno zio paterno militare di carriera. Ma un secondo zio, funzionario in colonia, mori' di meningite fulminante e in sua memoria fui ribattezzato Lodovico.
A nessuno venne in mente un imparziale Pierlodovico, che avrebbe accontentato tutti e fugato infausti presagi.

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto
A lungo, mi sono coricato di buonora. Qualche volta, appena spenta la candela, gli occhi mi si chiudevano così in fretta che non avevo il tempo di dire a me stesso: "Mi addormento". E, mezz'ora più tardi, il pensiero che era tempo di cercar sonno mi svegliava; volevo posare il libro che credevo di avere ancora fra le mani, e soffiare sul lume; mentre dormivo non avevo smesso di riflettere sulle cose che poco prima stavo leggendo, ma le riflessioni avevano preso una piega un po' particolare; mi sembrava d'essere io stesso quello di cui il libro si occupava: una chiesa, un quartetto, la rivalità di Francesco I e Carlo V.

Queneau, Raymond, I fiori blu
Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d'Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica.
La trovò poco chiara.

Raymond Queneau, Esercizi di stile
Sulla S. in un'ora di traffico. Un tipo di circa venticinque anni, cappello floscio con una cordicella al posto del nastro, collo troppo lungo, come se glielo avessero tirato.

Raymond Queneau, Il diario intimo di Sally Mara
13 gennaio
E' partito.

Raymond Queneau, Zazie nel metrò
Macchiffastapuzza, si chiese Gabriel, arcistufo.

Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe
Quando avevo sei anni ho visto, una volta, una magnifica figura, in un libro sulla foresta vergine che si chiamava Storie vissute. Rappresentava un serpente boa nell'atto di inghiottire un animale.

Arthur Schnitzler, Il ritorno di Casanova
A cinquantatré anni Casanova, da tempo non più spinto a vagare per il mondo dal giovanile piacere dell'avventura, ma dall'inquietudine dell'avanzante vecchiaia, fu preso da una così intensa nostalgia per la sua città natale, Venezia, che cominciò a girarle intorno simile a un uccello che vien giù a morire calando da libere altezze in sempre più strette volute.

Stendhal (Henri Beyle), Il rosso e il nero
La piccola città di Verrières può passare per una delle più graziose della Franca Contea. Le sue case bianche, dai tetti aguzzi di tegole rosse, si stendono sul pendio di una collina, le cui minime sinuosità son poste in evidenza da macchie di robusti castagni. Qualche centinaio di piedi sotto le sue fortificazioni, costruite un tempo dagli Spagnoli ed ora in rovina, scorre il Doubs. Sul lato nord la città è protetta da un'alta montagna, una delle diramazioni del Giura. Le cime frastagliate del Verra si coprono di neve fin dai primi freddi d'ottobre.

Italo Svevo, La coscienza di Zeno
Io sono il dottore di cui in questa novella si parla talvolta con parole poco lusinghiere. Chi di psico-analisi s'intende, sa dove piazzare l'antipatia che il paziente mi dedica.

Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira
Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d'estate. Una magnifica giornata d'estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell'imbarazzo di metter su la pagina culturale, perché il "Lisboa" aveva ormai una pagina culturale, e l'avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte. Quel bel giorno d'estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte. Perché? Questo a Pereira è impossibile dirlo.

Lev Tolstoj, Anna Karenina
Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo.

Voltaire, Candido o l'ottimismo
Viveva in Westfalia, nel castello del barone di Thunder-te-tronckh, un ragazzo a cui la natura aveva fatto dono di un dolcissimo carattere. Il suo aspetto denunciava la sua anima. Univa un notevole giudizio allo spirito più semplice, e per questo, credo, era chiamato Candido.

Virginia Woolf, Gita al faro
Sì, di certo, se domani farà bel tempo" disse la signora Ramsay. "Ma bisognerà che ti levi al canto del gallo" soggiunse.

Virginia Woolf, La signora Dalloway
La signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comprati lei.

Virginia Woolf, La camera di Jacob
"Ragione per cui" scriveva Betty Flanders, affondando sempre più i calcagni nella sabbia "ragione per cui non restava che andarsene."

 


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