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Tratto
da Yahoo salute
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DALLA PRIMA PAGINA ...
CHI
HA PAURA DELLO PSICOLOGO
A
cosa è dovuto il boom della "psicologia da rivista
degli ultimi anni?
Laumento
dellaspettativa di vita realizzatosi negli ultimi decenni ha portato
progressivamente alla ribalta linteresse per un benessere non
solo fisico ma anche psicologico, alla ricerca di una felicità
non più considerata unutopia ma, ottimisticamente, un diritto
di tutti. Ciò, unitamente alla capillare diffusione dei mezzi
di comunicazione di massa, internet soprattutto, ha avvicinato le persone
alle tematiche psicologiche, prima considerate di competenza esclusiva
dei professionisti del settore. Argomenti come le malattie psicosomatiche,
i conflitti relazionali e addirittura linterpretazione dei sogni
fanno ormai parte della sfera di interesse di gran parte degli esseri
umani.
Di
qui lirresistibile tentazione di provare a risolvere da soli i
problemi che, ormai labbiamo imparato, ci rendono difficoltoso
o quasi impossibile il raggiungimento di quella felicità considerata
ormai imprescindibile. Si passa quindi, con voracità, dalla lettura
delle rubriche psicologiche delle riviste alla richiesta di consigli
online, rigorosamente a distanza.
Quali
sono le convinzioni più diffuse nei confronti delle terapie psicologiche?
Paradossalmente,
a fronte di questo aumento esponenziale dellinteresse nei confronti
delle tematiche psicologiche, indagini curate da sociologi hanno rilevato
che la conoscenza della materia da parte della gente è, nella
maggior parte dei casi, approssimativa e, spesso, infarcita di pregiudizi
difficili da scalfire. La stessa esatta distinzione tra competenze e
ambiti di intervento dei diversi professionisti del settore è
quasi sempre assente o vaga: ci si confonde tra psicologo, neurologo
e psichiatra, per non parlare della differenza tra psicologo e psicoterapeuta,
o tra psicoterapeuta e psicoanalista.
Il
sospetto nei confronti di una terapia basata sul dialogo è ancora
fortissimo, assieme alla diffusa convinzione che, dopotutto, basta volerlo
davvero e chiunque può risolvere da solo i propri problemi psicologici,
riflettendoci su, magari con laiuto dellultimo articolo
sul settimanale femminile o di quel sito internet che promette consigli
risolutivi con il semplice invio di una mail.
Nello specifico delle convinzioni relative allambito psicologico,
inoltre, ancora prevalgono opinioni di questo genere: Il carattere
è carattere. Ci si nasce, e nessuno lo può cambiare;
Io so qual è il mio problema, devo solo pensarci su;
Andare da uno psicologo è solo una perdita di tempo e soldi:
posso parlare anche con un amico, Se poi mi lego resterò
dipendente per sempre.
E
quali le paure più comuni?
Il
timore principale è, per tutti, quello di mettere in discussione
il proprio equilibrio faticosamente raggiunto, senza la garanzia di
giungere ad un cambiamento in positivo, cambiamento che, di per sé,
costituisce comunque un rischio. In certi casi, inoltre, domina la convinzione
che è sempre meglio non svegliare il can che dorme,
con il rischio che la situazione peggiori.
Cè poi, fortissima, la paura di dover ammettere i propri
errori, senza più potersi appoggiare alla consolante certezza
di essere stati vittime degli altri e delle circostanze avverse.
Infine, ultima ma non ultima, la diffidenza nei confronti di un professionista
spesso dipinto come una specie di stregone, o uno strizzacervelli,
in grado di leggerci dentro, annullare le nostre difese e manipolarci
a piacimento, rendendoci schiavi di una dipendenza umiliante.
In
cosa consiste il percorso terapeutico?
Il
fatto di dover chiedere aiuto appare a molti il segno di un fallimento.
Al contrario, in realtà, ciò che si prova nel momento
in cui si riescono ad affidare ad un altro le proprie preoccupazioni,
paure, frustrazioni è solitamente un senso di sollievo. Lo spazio
terapeutico è innanzitutto uno spazio protetto, privato, allinterno
del quale il paziente riceve, o dovrebbe ricevere, un ascolto privo
di giudizio, fondato sullempatia e sulla capacità del terapeuta
di accogliere anche i contenuti più difficili, i silenzi più
imbarazzati, un pianto desolato o una rabbia che non trova sfogo. Senza
dare consigli risolutivi, il terapeuta si accosta alla sofferenza del
paziente, consentendo a questultimo di ristabilire un contatto
con se stesso. Laddove si stabilisca una buona alleanza tra il paziente
e il suo terapeuta, il primo saprà tollerare un certo grado di
dipendenza che non significa sottomissione ma possibilità di
lasciarsi accompagnare per un tratto della propria strada particolarmente
difficile o complesso.
Certo, il cambiamento di certi aspetti di se stessi e del proprio modo
di affrontare la realtà è quanto di più difficile
ci sia dato di vivere. Ogni percorso terapeutico implica perciò
anche laccettazione della fatica che comporta il rimettersi in
discussione per trovare nuovi e più adeguati modi di relazionarsi
con il mondo.
Quando
è davvero il caso di affidarsi ad un esperto?
Il
ricorso a un terapeuta non è sempre indispensabile. Anche la
psicologia da rivista può essere un utile strumento
per quelle persone che, di fondo, possiedono già una propria
capacità introspettiva e un proprio equilibrio. Qualora però
il disagio emotivo pregiudichi lo svolgimento delle normali attività
quotidiane o la qualità delle relazioni affettive significative,
è sempre consigliabile rivolgersi ad un esperto che aiuti la
persona a riconsiderare la situazione da un altro punto di vista, riattivando
le sue risorse interiori al fine di trovare modalità più
creative per affrontare la realtà.
A
cura di Chiara Mezzalama
Psicologa, psicoterapeuta, AIPPI
e di Laura Mercuri
Psicologa, psicoterapeuta
Consulenze
Psicologiche on-line
Studio:
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e-mail: sergio.stagnitta@libero.it
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