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Sergio Stagnitta
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Studio di psicologia clinica e di psicoterapia - Corso Trieste 59 a - Roma

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TEORIA DELL’ATTACCAMENTO

John Bowlby, il più importante discepolo di Darwin, rimase impressionato dall’evidente vantaggio adattivo presente nella protesta che il bambino esprime di fronte alla separazione, e cioè la protezione dai predatori.

Tre sono le caratteristiche che contraddistinguono l’attaccamento:

la prima caratteristica è la ricerca di vicinanza a una figura preferita, la seconda caratteristica è l’effetto “base sicura”. L’essenza della base sicura è che essa crea un trampolino per la curiosità e l’esplorazione. Dove non esiste base sicura, l’individuo è in uno stato di inquietudine e fa ricorso a manovre difensive (come la scissione della rabbia etc.) allo scopo di minimizzare la sofferenza per l’angoscia di separazione e, se necessario, manipolare il sostegno a scapito di un sodalizio veramente reciproco. La terza caratteristica è la protesta per la separazione.

LO SVILUPPO DEL SISTEMA DI ATTACCAMENTO
Le componenti più comunemente riconosciute dal comportamento di attaccamento aventi la funzione di stabilire e mantenere la prossimità sono:
1. segnali che inducono un avvicinamento ad esempio il sorriso;
2. comportamenti avversivi come il pianto, che realizzano la stessa funzione;
3. attività muscolari, la locomozione, che dispongono l’avvicinamento del bambino ai suoi cargiver.

L’ontogenesi del sistema di attaccamento può essere utilmente suddivisa in tre fasi.
Prima fase: 0-6 mesi. Orientamento e pattern di riconoscimento.
I bambini appena nati non sono in grado di distinguere una persona dall’altra, ma reagiscono intensamente al contatto umano. Verso la quarta settimana rispondono con un sorriso al volto umano, evocando negli altri un sorriso di rispecchiamento, per cui quanto più la madre risponde con un sorriso tanto più il bambino continuerà a sorridere. Stern (1985) considera lo sguardo reciproco tra madre e bambino come l’elemento chiave nello sviluppo del mondo interno del bambino.
L’invariabilità del viso della madre dà al bambino un senso primitivo di “storia”, di continuità attraverso il tempo che è indispensabile per la costruzione del senso del sé. Oltre al guardare è anche importante il tenere. A questo proposito Bowlby fa un esplicito riferimento al concetto di holding elaborato da Winnicott (1971) il quale intendeva connotare con questo non solo il sostegno fisico, ma anche l’intero sistema psicofisiologico di protezione, sostegno, cura e contenimento che circonda il bambino e senza il quale egli non sopravviverebbe né fisicamente, né emotivamente.
Intorno al terzo mese diventa evidente come abbia inizio una relazione di attaccamento: il bambino discrimina di più mentre guarda, ascolta e reagisce differentemente alla voce di sua madre, piange in modo diverso se lei se ne va o se si allontanano altre persone, la saluta differentemente e comincia ad alzare le braccia verso di lei per essere preso in braccio. La madre ovviamente risponde a questi segnali e si stabilisce così un sistema reciproco di feedback e di omeostasi, che porta ad una reciproca conoscenza, elemento centrale per una relazione di tipo sicuro.
Seconda fase: 6 mesi-3 anni. Attaccamento “set-goal” (scopo programmato)
Verso i 7-8 mesi il bambino comincia a mostrare “l’ansia per l’estraneo” (Spitz, 1958), facendosi silenzioso e aggrappandosi alla madre in presenza di un estraneo. Bowlby descrive l’attaccamento di questo periodo come basato su set-goal. Il set goal per il bambino è mantenersi abbastanza vicino alla madre: usarla come base sicura per le esplorazioni (questo è il periodo in cui inizia la locomozione) quando la minaccia ambientale è al minimo, ed esibire proteste per la separazione o segnali di pericolo quando ce n’è bisogno. Il sistema è ovviamente a feedback, il comportamento di attaccamento è una relazione reciproca, crea modelli operativi interni che rappresentano la collocazione del sé e della figura di attaccamento.
Terza fase: dai 3 anni in poi. La formazione di una relazione reciproca
Con l’avvento del linguaggio sorge un pattern molto più complesso che non può essere descritto in termini di semplice comportamento. Il bambino può ora cominciare a pensare ai genitori come a persone separate con propri scopi e progetti, ed escogitare modi per influenzarli.
Attaccamento e dipendenza rimangono attivi lungo tutto il ciclo di vita, sebbene nella vita adulta non siano evidenti allo stesso modo che nei bambini piccoli. Bowlby vedeva nel matrimonio la manifestazione adulta dell’attaccamento. Egli evidenzia infatti come il rapporto tra coniugi costituisca una base sicura cui entrambi possono attingere nei momenti di difficoltà, e che consente ad entrambi di realizzarsi, anche promuovendo e lasciando spazio all’esplorazione, individuale e comune.

I MODELLI OPERATIVI INTERNI (MOI)
Il bambino in fase di sviluppo costruisce una certa quantità di modelli di se stesso e degli altri basati su pattern ripetuti di esperienze interattive, si tratta di modelli rappresentazionali relativamente fissi, stabili e duraturi che il bambino usa per predire il mondo e mettersi in relazione con esso, e che persistono anche nell’età adulta, poiché non sono facilmente modificabili dalle esperienze successive.
Il termine operativo suggerisce che la rappresentazione è un processo dinamico e il termine modello suggerisce che la struttura delle rappresentazioni è relazionale e riproduce la relazione - struttura del mondo reale.
Funzione dei modelli operativi interni: pianificare, prendere decisioni, interpretare. I modelli operativi del Sé e delle figure di attaccamento emergono dalla ripetuta esperienza di modelli di interazione diadici e sono dunque sempre complementari.
Le aspettative di risposta delle figure di accudimento hanno dunque una notevole importanza. Esse permettono al bambino, e poi all’adulto, di prevedere il comportamento dell’altro e guidano le risposte individuali, specie in situazioni di ansia e di bisogno. Nei primi anni di sviluppo i modelli operativi sono relativamente aperti al cambiamento. Ne deriva che i bambini possono sviluppare separati e indipendenti modelli di attaccamento, in relazione al mutare della qualità degli scambi con le figure d’attaccamento.
Nell’infanzia i modelli iniziano a solidificarsi e si gerarchizzano fino a diventare caratteristiche della personalità del soggetto più che caratteristiche della relazione. I teorici dell’attaccamento postulano una relativa stabilità dei modelli di attaccamento nel corso della vita, tuttavia un cambiamento nello stile di attaccamento è possibile anche nella vita adulta, ciò non toglie che nel corso del cambiamento, o a cambiamento avvenuto, in fasi di particolare stress non si ricorra ai vecchi modelli di riferimento. L’adattamento individuale così come lo vede Bowlby è un processo continuo e attivo nel quale una persona reagisce e modella il proprio ambiente interpersonale. Vedremo come questo concetto sia stato preso da Bowlby direttamente dagli scritti di Piaget. Assimilazione e accomodamento sono infatti due elementi cardini anche per la teoria bowlbiana.


QUATTRO SISTEMI DI MODELLI OPERATIVI INTERNI
A. Aspettative relative a particolari caratteristiche interattive dei cargiver primari stabilite nel primo anno di vita e successivamente elaborate; B. Rappresentazioni di eventi attraverso le quali è possibile la codifica e il recupero di memorie generali e particolari di esperienze relative all’attaccamento. C. Memorie autobiografiche attraverso le quali specifici eventi sono associati concettualmente tra loro a causa della loro relazione con una narrazione personale continua e una comprensione evolutiva di sé. D. Comprensione delle caratteristiche psicologiche di altre persone (mediante l’inferenza e l’attribuzione di stati mentali motivazionali come i desideri e le emozioni, e stati mentali epistemici come intenzioni e convinzioni) e possibilità di differenziarle da quelle del sé.

Per i Modelli Operativi Interni (MOI) consultate questo lavoro tratto da www.neuroscienze.net: Modelli Operativi Interni. Griglie di Lettura del Mondo di Francesco Albanese

Il bambino diviene capace di utilizzare questo sistema rappresentazionale per predire il proprio e l’altrui comportamento insieme a stati intenzionali contingenti e temporanei inferiti a partire da una particolare situazione.
L’attaccamento stimola lo sviluppo cognitivo.

LA STRANGE SITUATION
La Strange Situation è una procedura standardizzata di laboratorio originariamente costruita con l’intento di esaminare l’equilibrio tra comportamenti di attaccamento e di esplorazione, in condizioni di bassa e alta tensione emotiva in bambini di un anno di età. È un dramma in miniatura di venti minuti, costituito da otto episodi:

Primo episodio. Durata: 30 secondi. È di fatto una fase di preparazione alle successive. La madre (o altra figura adulta verso cui si voglia osservare la relazione di attaccamento del piccolo) e il bambino vengono introdotti nella stanza di osservazione, munita di specchio unidirezionale, ove vi sono due sedie ed alcuni giocattoli. La madre viene fatta accomodare e le viene chiesto di fingere la lettura di una rivista, mentre il bambino viene posto vicino ai giocattoli, lasciato libero di esplorare l’ambiente o coinvolgere il genitore, se lo desidera;

Secondo episodio. Durata: 1 minuto e 30 secondi. Ha inizio la procedura vera e propria. La madre è impegnata nella lettura della rivista, il bambino nel gioco;

Terzo episodio. Durata: 3 minuti. Nella stanza fa ingresso una sperimentatrice "estranea" che si siede di fianco alla madre e, dopo un minuto, interagisce con questa. Dopo un altro minuto l’estranea interagisce direttamente col bambino, cercando di coinvolgerlo in un gioco comune. Lo scopo del terzo episodio è di osservare le reazioni del piccolo nei confronti di una persona non familiare e di verificare se, e con quali modalità, questo utilizzi il genitore per valutare la situazione nuova e se si lasci o meno coinvolgere nell’interazione proposta dalla sperimentatrice;

Quarto episodio. Durata: 3 minuti o meno. La madre esce dalla stanza, lasciando il piccolo in compagnia dell’estranea. Questa prima separazione dal caregiver permette di osservare le strategie adottate dal piccolo per far fronte alla situazione di potenziale disagio, le risorse e le abilità che eventualmente mette in campo e l’eventuale messa in atto di comportamenti di ricerca nei confronti della figura di attaccamento;

Quinto episodio. Durata: 3 minuti o più. Il genitore rientra nella stanza e rimane da solo col bambino per i successivi tre minuti, durante i quali ha la possibilità di consolarlo qualora richieda contatto o conforto, in caso contrario al genitore viene chiesto di lasciare il bambino libero di continuare le attività che sta svolgendo. Durante questa fase è rilevante osservare le modalità con cui il bambino si ricongiunge al genitore, dunque se ricerca vicinanza e contatto, o se al contrario sembra ignorare il suo ritorno, mostrandosi autonomo o addirittura indifferente;

Sesto episodio. Durata: 3 minuti o meno. Il genitore esce dalla stanza, lasciando il bambino completamente solo. Si tratta della seconda separazione proposta dalla procedura e per molti bambini rappresenta la fase più drammatica dell’osservazione. Alcuni bambini si disperano e manifestano chiaro disagio per la separazione. In questo caso la procedura viene immediatamente interrotta. Questo episodio permette di osservare le modalità di coping del bambino (vale a dire le sue capacità di far fronte alla separazione) quindi se manifesta disagio o mancanza della figura di attaccamento, ricercandone la presenza;

Settimo episodio. Durata: 3 minuti o meno. L’estranea rientra nella stanza, anch’essa col ruolo di supporto alle iniziative del bambino. Lo scopo di questo episodio è quello di valutare se e come il bambino utilizza l’estranea come figura di attaccamento sostitutiva e come reagisce al fatto che la separazione venga interrotta da una persona che non sia la figura di attaccamento. Ci si aspetta infatti che la separazione abbia attivato il sistema dell’attaccamento e che il bambino, all’arrivo dell’estranea, mostri una certa delusione, rimanendo in attesa del ritorno del genitore;

Ottavo episodio. Durata: 3 minuti o più. Il genitore torna nella stanza, fermandosi sulla porta, dando così al bambino la possibilità di rispondere spontaneamente, dopodichè lo prende in braccio. L’ultimo episodio è particolarmente importante per la valutazione dell’attaccamento. Si possono osservare infatti le risposte e le iniziative del piccolo nei confronti del genitore, se ricerca vicinanza, contatto fisico e interazione, se appare contento, rassicurato, o al contrario indifferente, passivo o arrabbiato. Infine è possibile osservare se la presenza della figura di attaccamento è necessaria e sufficiente a consolare il piccolo e se questo appare in grado di riorganizzarsi dopo la situazione di stress e di riprendere l’esplorazione e l’attività di gioco.

STILI DI ATTACCAMENTO

1. ATTACCAMENTO SICURO
Questi bambini sono in genere (ma non invariabilmente) angosciati dalla separazione. Al momento della riunione salutano il loro genitore, ricevono conforto, se ce n’è bisogno e poi tornano a giocare felici e soddisfatti.
2. INSICURO-EVITANTE
Questi bambini mostrano pochi segni aperti di angoscia per la separazione e ignorano la madre al momento della riunione, specialmente nella seconda occasione quando presumibilmente lo stress è maggiore; rimangono guardinghi nei confronti della madre e inibiti nel gioco.
3. INSICURO-AMBIVALENTE (INSICURO-RESISTENTE)
Sono fortemente angosciati dalla separazione e non possono essere facilmente pacificati al momento della riunione; cercano fortemente il contatto, ma resistono scalciando, scappando, strapazzando e buttando via i giocattoli che gli vengono offerti; continuano ad alternare stati di rabbia e momenti in cui si stringono violentemente alla madre, mentre il loro gioco esplorativo è inibito.
4. INSICURO-DISORGANIZZATO
Questo piccolo gruppo è stato evidenziato recentemente: questi bambini mostrano una gamma diversificata di comportamenti confusi, come il restare “paralizzati” o fare movimenti stereotipati quando vengono riuniti ai loro genitori.
Vengono classificati come attaccamento disorganizzato casi in cui, nella Strange Situation, i bambini mostrano di cercare la vicinanza della figura di attaccamento durante la separazione, per poi evitarla attivamente durante la riunione. Sono anche considerati casi di attaccamento disorganizzato quelli in cui i bambini si muovono verso la figura di attaccamento con la testa girata in altra direzione, in modo da evitarne lo sguardo, o quelli in cui la richiesta di vicinanza è immediatamente seguita da chiare manifestazioni di paura, di immobilità improvvisa o di fuga. Non di rado, durante l’esecuzione di azioni in cui tendenza all’avvicinamento e tendenza all’allontanamento coesistono, si manifestano nei bambini con attaccamento disorganizzato anche espressioni del volto e posture che suggeriscono l’esperienza di alterazioni funzionali dell’attenzione e della coscienza, simili a quelle osservabili negli stati di trance (Main, 1995; Main & Hesse, 1992; Main & Morgan, 1996): sguardo fisso nel vuoto, perdita di espressività del volto, posizioni anomale del corpo, movimenti particolarmente rallentati, tonalità vocali insolite che risulta difficile attribuire all’uno o all’altro stato emozionale comunemente evocati nella Strange Situation (paura, collera, tristezza, interesse).


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