|
|
home
- introduzione - Condividi
Studio di psicologia clinica e di psicoterapia - Corso Trieste 59 a - Roma
Per ulteriori informazioni sullo studio di psicologia clinica e di psicoterapia visitate anche il sito: WWW.PSICOLOGOPSICOTERAPEUTAROMA.COM |
INTRODUZIONE
Il
concetto di limite sociale
(D. Anzieu)
Prima di introdurre i temi più esplicitamente psicopatologici
legati al disturbo borderline vorrei riportare una riflessione di Didier
Anzieu (psicoanalista francese noto per le sue ricerche sui gruppi)
che introduce il concetto di limite e lo estende al punto di vista sociale.
Egli afferma che nel nostro contesto storico si sta perdendo l'idea
del limite e questo genera nuove forme di psicopatologie tra le quali
le più importanti sono quelle legate al disturbo borderline che
sta acquisendo sempre maggiore rilevanza sociale.
Scriveva Anzieu nel 1985:
"Se dovessi riassumere la situazione dei paesi occidentali e forse
dell'intera umanità sul finire di questo XX secolo, metterei
l'accento sulla necessità di porre dei limiti:
all'espansione demografica, alla corsa agli armamenti, alle esplosioni
nucleari, all'accelerazione delle storia, alla crescita economica, al
consumismo senza fine, allo scarto crescente tra paesi ricchi e terzo
mondo, al gigantismo dei progetti scientifici e delle imprese economiche,
all'invasione della sfera privata da parte dei mezzi di comunicazione
di massa, all'obbligo di battere senza fine ogni record a costo di superallenamento
e di doping, all'ambizione di andare sempre più in fretta, più
lontano, sempre più a caro prezzo di ingorghi, di tensione nervosa,
di malattie cardiovascolari, di fastidio di vivere.
Di mettere limiti alla violenza esercitata sulla natuta e sugli uomini,
all'inquinamento dell'aria e della terra, delle acque, allo spreco di
energia, al bisogno di fabbricare tutto ciò di cui si è
tecnicamente capaci, fossero anche mostri meccanici, architettonici,
biologici, all'affrancamento delle leggi morali, delle regole sociali,
all'affermazione assoluta dei desideri individuali, ai pericoli che
i progressi tecnologici fanno correre all'integrità del corpo,
del genere umano, alla sopravvivenza della specie.
Per
restare a un campo che non mi tocca più soltanto come semplice
cittadino, ma di cui faccio esperienza quasi quotidiana, mi sembra significativo,
da trentanni a questa parte in cui esercito la terapia, il cambiamento
nella natura della sofferenza dei pazienti che chiedono una psicoanalisi
e che mi è stato confermato anche da colleghi.
Dai tempi di Freud e per le prime due generazioni dei suoi continuatori
gli psicoanalisti hanno avuto a che fare con nevrosi chiare, isteriche,
ossessive, fobiche o miste. Oggi, più della metà della
clientela è costituita da quelli che vengono chiamati i casi
borderline e/o di personalità narcisistiche. Etimologicamente
si tratta di stati limite tra nevrosi e psicosi e che raccolgono tratti
rilevanti di queste due categorie tradizionali. Di fatto tali stati
soffrono di una mancanza di limiti: incertezza sulle frontiere tra Io
psichico e Io corporeo, tra Io reale e Io ideale, tra ciò che
dipende da sé e ciò che dipende dagli altri, brusche fluttuazioni
di tali frontiere accompagnate da cadute nella depressione, indifferenziazione
delle zone erogene, confusione tra esperienze piacevoli e dolorose,
vulnerabilità alle ferite narcisistiche a causa della debolezza
o delle faglie dell'involucro psichico, sensazione diffusa di malessere,
senso di non vivere la propria vita, di vedere funzionare il corpo e
il proprio desiderio dal di fuori, di essere spettatori di qualcosa
che è e non è la propria esistenza.
Nessuna
meraviglia che una civilizzazione che coltiva ambizioni smisurate, che
esalta l'esigenza di un impiego totale dell'individuo nella coppia,
nella famiglia nelle istituzioni sociali, che incoraggia passivamente
l'abolizione di ogni senso del limite nelle estasi artificiali delle
droghe, chimiche o d'altro genere, che espone il bambino, sempre più
spesso unico, alla concentrazione traumatizzante dell'inconscio dei
genitori nel contesto di un focolare sempre più ristretto per
numero e stabilità, nessuna meraviglia dunque che tale cultura
favorisca l'immaturità e susciti una proliferazione di disturbi
psichici al limite.
Mi
sembra quindi che un compito urgente, psicologico e sociale, sia la
ricostruzione dei limiti, il ristabilimento delle frontiere, il riconoscimento
dei territori abitabili e vivibili; frontiere e limiti che istituiscono
delle differenze e insieme permettono lo scambio tra le regioni (della
psiche, del sapere, della società, dell'umanità) così
delimitate."
Didier
Anzieu (1985), L'Io-pelle. Borla, Roma, 1994
Definizione
del disturbo borderline di personalità (DBP)
SECONDO IL DSM
Consulenze
Psicologiche on-line
Studio di psicologia clinica e psicoterapia:
Corso Trieste 59a, 00198 - Roma
e-mail: sergio.stagnitta@libero.it
Alcuni
diritti riservat i
2001 Consulenze Psicologiche
Salvo dove diversamente specificato i file
pubblicati su questo sito sono rilasciati con
licenza
Creative Commons: Attribuzione 2.5
|